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In completa solitudine e in mezzo alla natura, ho avuto tempo e modo
di rivedere, oltre alla mia vita, anche i valori ed i comportamenti
che hanno formato la mia generazione, arrabbiata e idealista, quando,
proprio nel '68, studiavo Scienze Politiche a Padova.
Valori da libero pensatore, alla Gaber o alla Moretti, non di parte
o di partito.
"Non
bisogna confondere l'ideale comunista con l' invidia sociale" diceva
una mia amica filosofa. Ho capito solo molto tempo dopo cosa intendesse
dire.
La
mia visione della Politica, con la
P
maiuscola, quella che va in sintonia con l'Etica e che ho
cercato di spiegare per venti
anni ai miei studenti, con tutta la mia passione e la mia tendenza all'utopia,
ha subìto strane mutazioni e si è mescolata con la psicologia,
la filosofia che poi anche con la teologia, in quanto fondante dei valori
universali, al di là di una fede religiosa.
Il modo in cui ora guardo a ciò che succede nel mondo è un po' diverso
e forse può interessare a chi c'era allora e, non pentito, né più ideologico,
ma cresciuto e maturato, ha voglia di riflettere e condividere ciò che
la politica, con la p così minuscola come non mai in questi ultimi cinquant'anni,
propone come spunto per continuare a pensare e crescere tutti insieme,
come allora, affinché un Nuovo Mondo sia veramente possibile non solo
per il pianeta ma anche per noi stessi e la nostra piccola vita.
Forse il gabbiano ha perso le ali, ma non l'istinto e l'intenzione di
volare.
Ho
seguito la guerra per alcuni giorni in TV, soffrendo da sola sul mio
divano, per annotare le contraddizioni e le assurdità di ciò che vedevo
e ascoltavo e ciò che invece sentivo e sapevo, perché ogni guerra è
la stessa sofferenza, dalle origini dell'uomo fino alle armi tecnologiche
di oggi, salvo il grado di distruttività che la tecnologia ha portato
al pianeta insieme ad alcune cose utili, ma anche e spesso
dis-umanizzanti.
Il mercato, come la medicina, l'istruzione e molte altre cose, rispondeva
un tempo ai bisogni della gente.
Ora sono le genti di tutto il mondo che devono sottostare ad una tecnologia
che crea dipendenza alle regole di un mercato che soddisfa solo gli
interessi di chi ha in mano il potere economico e politico.
Il cliente ha sempre ragione...... solo se fa ciò che il mercato gli
impone. Altrimenti va a vivere... fuori dal mondo.
Ma dove, se ciò che ci portiamo dietro è un malessere...globale, che
troviamo ormai, e anche molto peggio, ovunque?
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